Il Decreto Liquidità: facciamo chiarezza

Pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 aprile, il decreto liquidità stanzia 400 miliardi per iniettare risorse nelle casse delle aziende.

Da un lato, si punta sul Fondo di garanzia per le PMI con garanzie pubbliche gratuite pensate soprattutto per le micro e piccole imprese e i lavoratori autonomi. Dall’altro, per sostenere le imprese di dimensioni maggiori, invece, il Governo ha deciso di puntare su SACE: le garanzie, in questo caso, saranno comprese tra il 70% e il 90%.

  • Fondo di garanzia PMI: requisiti

Sono numerose le modifiche al Fondo introdotte dal decreto liquidità.

Innanzitutto, l’operatività del fondo è estesa alle imprese che hanno massimo 499 dipendenti

Innalzate le percentuali delle garanzie pubbliche, che saranno del: 

  • 100% per prestiti fino a 25mila euro, senza alcuna valutazione del merito di credito;
  • 100% per i prestiti fino a 800mila euro, con la valutazione del merito di credito;
  • 90% nei casi restanti con tetto a 5 milioni di importo garantito e valutazione della situazione finanziaria pre-crisi. Ma anche in quest’ultimo caso si può arrivare al 100% con la controgaranzia dei Confidi.

In quest’ultimo caso possono accedere al finanziamento le imprese fino a 499 dipendenti, che abbiano ricavi fino a 3,2 milioni

  • Importi massimi

In tutti i casi l’importo del prestito garantito non può superare il 25% dell’ammontare dei ricavi del beneficiario, risultante dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata. 

Per i soggetti beneficiari costituiti dopo il 1° gennaio 2019 va dimostrato tramite idonea documentazione, come ad esempio un’autocertificazione.

  • Tempi di restituzione e tassi d’interessi

La restituzione del prestito garantito è in sei anni e l’inizio del rimborso del capitale scatta non prima di 2 anni dall’erogazione.

Per i prestiti fino a 25mila euro è previsto un tasso di interesse, anche se basso, in rapporto al Rendistato (https://www.bancaditalia.it/compiti/operazioni-mef/rendistato-rendiob/) con una maggiorazione dello 0,2% (si può stimare un valore tra 1,2 e 2%). 

Per le aziende fino a 3,2 milioni di ricavi il testo non prevede invece un tasso minimo né una durata massima del rimborso prefissata.

  • Istruttorie semplificate

Il rilascio della garanzia è automatico e gratuito. La banca potrà pertanto erogare il finanziamento con la sola verifica formale del possesso dei requisiti, senza attendere l’esito dell’istruttoria del gestore del Fondo medesimo.

  • Garanzie anche agli inadempienti, con un’eccezione

La garanzia è concessa anche in favore di beneficiari che, alla data della richiesta di garanzia, presentino esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti deteriorate”, purché tale classificazione non sia precedente al 31 gennaio 2020.

La garanzia è concessa anche alle imprese che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono state ammesse alla procedura del concordato con continuità aziendale, hanno stipulato accordi di ristrutturazione o hanno presentato un piano attestato, purché, alla data di entrata in vigore del decreto legge, le loro esposizioni non siano più in una situazione che ne determinerebbe la classificazione come esposizioni deteriorate, non presentino importi in arretrato successivi all’applicazione delle misure di concessione e la banca, sulla base dell’analisi della situazione finanziaria del debitore, possa ragionevolmente presumere che vi sarà il rimborso integrale dell’esposizione alla scadenza.

Restano, in ogni caso, escluse le imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze” ai sensi della disciplina bancaria. 

  • I dubbi su tempi e procedure

Le imprese sollevano i primi dubbi su tempi e procedure. Puntare sull’indebitamento delle imprese “non è una scelta senza conseguenze. Più alto è l’indebitamento, più difficile diventa investire”, dichiarano i rappresentanti delle imprese

 “Ma se proprio si vuole andare in questa direzione, 6 anni non possono essere certo il termine entro cui questi prestiti vanno restituiti”, e si propone un orizzonte temporale più lungo, di almeno 10-15 anni.

Praticamente tutte le associazioni di imprese hanno lamentato il rischio di perdersi in procedure inadeguate dai tempi strettissimi di cui hanno bisogno per ricevere liquidità e restare in vita.

Infine rimane il pericolo dell’eccessivo potere che il Decreto assegna alle banche.

Le banche piccole e territoriali, quelle più prossime alle micro realtà imprenditoriali, saranno stressate e appesantite dalla domanda di erogazione di prestiti dei quali, ben che vada, potranno avere le prime restituzioni dopo i due anni di preammortamento previsti.

In tutti gli altri casi, ci confrontiamo, purtroppo, con banche che continueranno ad assumere comportamenti dilatori e stancanti per il piccolo imprenditore esausto. Basti pensare a ciò che sta accadendo in questi giorni nelle stesse banche per ottenere la sospensione del pagamento delle rate di mutuo prevista dal Decreto “Cura Italia”. I cittadini subiscono l’indifferenza e l’ostruzionismo del sistema bancario che, con le dovute e opportune eccezioni, emerge in tutta la sua inadeguatezza rispetto al ruolo che ad esso assegnano i Decreti Governativi che vorrebbero irrompere in questa drammatica contingenza, come “potenza di fuoco”.

Per approfondire il tema potete contattarci alla nostra email info@micreohub.it o richiedere le nostre viedeocall. Siamo pronti a sostenervi anche in questa di emergenza: ogni caso necessita di una valutazione ponderata e specifica.

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